Noi stiamo bene tra noi ( e ci fidiamo di noi)

Se Batman è tra di noi quale difesa può avere la nostra gente? Ma chi è Batman a Santa Marinella? Due domande terribilmente pesanti e che non troveranno una risposta oggettiva. Per prima cosa bisogna capire se la voglia di cambiare della gente sia davvero sentita come un esigenza o piuttosto venga riproposta ogni volta come la panacea che all’improvviso diventa un placebo. Al modello Batman viene contrapposta una ricerca spasmodica dell’onestà in ogni possibile candidato. Premesso che l’onestà è senz’altro un valore assolutamente positivo bisogna però discernere, separare il mito dalla realtà e capire quale valore possiamo dare a questo termine. Se intendessimo considerare l’onestà dal punto di vista giuridico dovremmo proporre come modello di buon comportamento proprio il Batman di Anagni, che non è stato ancora processato, che per ragioni costituzionali prima dovrà sentirsi condannare in appello, poi in cassazione e poi, se non dovesse intervenire la revisione del processo, la grazia del Presidente della Repubblica, l’amnistia che le Camere si apprestano a votare o la depenalizzazione tanto cara al Presidente Fini ed al Ministro Severino probabilmente tra dodici o tredici anni potrebbe essere ufficialmente dichiarato disonesto. Nel frattempo se il parametro dell’onesta fosse esclusivamente quello giudiziario correremmo il rischio di trovarcelo candidato anche alle prossime comunali. Ancora nel frattempo a noi non resta che consolarci con un altro e forse più affilato ed attuale metro di giudizio, perché proprio Francone Fiorito è stato scelto e collocato al posto giusto perché tutti pensavano fosse l’uomo giusto, perché lui non ha rubato in quanto ladro, ha semplicemente utilizzato in modo disinvolto fondi che la politica, con il beneplacito della Legge ed il viatico della delibera del Consiglio Regionale del Lazio, gli ha messo a disposizione sottraendoli, ripeto sempre con il benestare sorridente della signora bendata che in una mano ha la spada e nell’altra la bilancia, ad altri capitoli del bilancio regionale dove potevano essere utilizzati a favore di chi ne aveva veramente bisogno o come si dice tra voi pochi che avete studiato veramente “redistribuiti”. Quindi se l’onestà non è solo un problema di Codice Penale ma soprattutto una questione di opportunità è possibile identificare e dare un nome e cognome al Batman della Perla? Non possiamo mandare via assolti i nostri amministratori semplicemente perché, si dice, “non hanno rubato”, troppo facile. In questo mondo di ladri ce ne sono di tante specie. Si può rubare sfondando la vetrina di una banca, col passamontagna in testa, e si può rubare privando un’intera generazione della speranza di un futuro migliore, si può anche rubare semplicemente esercitando in maniera erronea il potere, ritenendolo come l’anello di Gollum un bene fine a se stesso e facendosene stregare fino all’ultimo momento. Faccio il solito esempio molto molto banale. L’assessore Tizio del Comune di Santa Marinella, con o senza baffi, fate voi, per il suo incarico in sessanta mesi ha incassato circa 100.000 euro netti, sull’unghia. Questi centomila euro hanno prodotto imposte, contributi ed oneri per altrettanto importo, non incassati dal suddetto ma comunque pagati dalla collettività. All’assessore sono state assegnate risorse economiche, una o due stanze nel “palazzo”, un paio di persone applicate alla sua segreteria, è stato scarrozzato su un auto pubblica in lungo ed in largo, naturalmente nulla in confronto alla beneamata opera di Francone da Anagni ma pur sempre un notevole costo per le casse comunali ed un impegno di risorse umane e materiali che meritano un’attenta considerazione. Se questo benaugurato concittadino non avesse prodotto una mazza nei sessanta mesi del suo mandato, cosa alquanto probabile, in che rapporto può essere collocata la sua condotta nei confronti del parametro dell’onestà? E’ giustificabile il suo fancazzismo a fronte del costo economico ingente che pesa sulle esangui casse della collettività? E in che modo definire una sua ricandidatura se non come “condotta recidiva”, termine tanto caro al Prof. Rocco ed enunciato nel suo evergreen che dal 1932 va tanto di moda nelle aule giudiziarie nazionali? Anche il Santo Padre, di fronte a tanto malcostume, urla “basta con i ricchi disonesti” ed in quel termine disonesti certamente non fa confluire un giudizio di carattere penale quanto piuttosto l’evidenza che proprio certi comportamenti, anche se non sanzionati giudiziariamente, possono essere disinvolti al punto tale da creare comunque un pregiudizio alla Società intera ed un profitto per pochi. E’ ora di smontare certe costruzioni mentali; una fedina penale immacolata è certo una buona cosa ma non basta, per cambiare davvero serve gente con una grande disponibilità d’animo e con una spiccata voglia di fare, per gli altri, e di lasciare qualcosa senza portarsi via tutto. Il trucco è di facile comprensione e si racchiude tutto nel disegno di un ponte generazionale. La distanza che separa chi oggi ha vent’anni ed è pieno di aspettative e chi ne ha 50 ed è pieno di bisogni può essere incolmabile ma anche, mi si scusi il paradosso, presto colmata. Per farlo servono persone di buona volontà che sappiano donare se stesse, incensurate va bene ma che soprattutto siano piene di idee e portatrici di un progetto che non riguardi solo scuole, ponti, strade e lampioni ma che sappia rivoluzionare il modo di vivere di un’intera comunità. Ma è domenica ed a voi si stanno chiudendo le palpebre: sono davvero così pesante? E allora per farvi comprendere in un lampo quello che sto cercando di spiegarvi da oltre mezz’ora ecco un altra piccola parabola, nuova nuova. L’amministrazione comunale ha appena assegnato la palestra all’interno del palazzetto dello sport ad un associazione sportiva locale. Naturalmente la struttura non è stata messa a gara, si è fatto piuttosto affidamento su criteri di altra natura, i soliti criteri. La struttura, insieme al coeso palazzetto, non ha, per fatto notorio, le carte in regola riguardo ad agibilità e sicurezza e con lo stesso tratto di penna a siglarne una contigibilità ed urgenza di utilizzo viene messa quotidianamente sulla testa dei nostri ragazzi. Le favole locali, e Santa Marinella è territorio ricco di una splendida mitologia, raccontano che bastino 50.000 euro per mettere a posto tutte e due le opere pubbliche e che quei denari, attualmente introvabili, possano essere utilizzati per finanziare il documento con il quale il medesimo firmatario dell’autorizzazione precedentemente raccontata voglia saldare i conti, pari a 120.000 euro, maturati dalle associazioni che hanno “riscaldato” la gelida estate santamarinellese. La scelta di regalare una palestra e 120.000 euro invece di spenderne 50.000 per mettere in sicurezza la più grande struttura sportiva cittadina infrange il codice penale? Obbiettivamente non credo, si tratta di scelte squisitamente politiche ed elettorali, ma che differenza passa, ostriche a parte, tra Francone Fiorito e questi Batman de noantri? Nessuna, anche noi abitiamo a Gotham City, me ne accorgo essendo rimasto il solo deputato a rendere pubblici certi fatti ed a fare certi ragionamenti mentre il resto di Gotham sta discettando intorno a candidature e primarie. Alzate la testa e cercate sulle nuvole il disegno del pipistrello….

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Non so se sono stato mai poeta ( e non m’importa niente di saperlo)

Un amico mi ha chiesto stamattina da cosa derivi il mio vedere tutto sempre e completamente nero. Non è un pessimismo esistenziale, caro amico, è una visione delle cose derivante dal fatto che chi ha governato la città negli ultimi trent’anni non ha fatto altro che gestire, conservare e perpetuare il potere senza curarsi dei suoi concittadini. Non sono il pulcino Calimero, sono piuttosto una persona, forse più attenta delle altre a certi particolari, a certe dinamiche, e che tenta di raccontare certi fenomeni con lo scopo di renderli chiari a chi non riesce a comprenderli con la sola speranza che non si ripetano più e che questa Città e la sua splendida gente possa finalmente decollare con una speranza migliore ed una più felice condizione di vita. E se ogni tornata elettorale questa speranza può accendersi un po’ di più e anche vero che molti cittadini non hanno alcuna voglia di cambiare. Molti cittadini non hanno voglia di cambiare; l’affermazione sembra in fondo terribile e potrebbe nascondere rassegnazione e la perdita di ogni futura speranza. Invece è proprio il contrario. Tutti quelli che non vogliono cambiare, e lo ripeto sono veramente tanti, sono i soggetti avvezzi al potere, quelli che hanno avuto bisogno, ed oggi vorrebbero di più, e tutti quelli che vorrebbero qualcosa e non sono mai stati in grado di afferrarlo. L’astio che si è manifestato a Civitavecchia tra le due compagini più vicine al gran risultato, quella di Moscherini e quella di Tidei, nulla aveva a che fare con la politica, non c’entravano né il centrodestra né il centrosinistra ma non c’entrava nemmeno la progettualità né il futuro della città. Il problema era il potere, chi lo aveva non lo voleva mollare e chi lo bramava ne aveva una necessità vitale. Il potere deve essere un mezzo, non lo scopo dell’azione politica, questo dovrebbero saperlo anche i sassi. Ma se si piega l’azione amministrativa alla conservazione, alla gestione ed alla perpetuazione del potere in quanto tale si perde di vista la politica e si perde di vista il progresso della comunità. Scorrete l’elenco delle delibere di giunta comunale. Adempimenti legali, regalie e lottizzazioni, l’assise decide solo su questo, mai troverete una delibera di contenuto politico e la città continua la sua navigazione a vista in un grigiore che ricorda la fitta nebbia ed i mari del Nord. Il giudizio che i villeggianti, quasi tutti provenienti dalla capitale, hanno di questa Città, è unanimemente negativo. Perché si esprimono in questo senso? Sono liberi di pensiero, non hanno parenti in amministrazione né tra gli impiegati comunali, non hanno necessità di un posto di lavoro, non devono lottizzare né sopraelevare, non devono aprire nessuna attività né cambiare di destinazione a nessuna cosa. A loro, che vengono, pagano e vanno via, piacerebbe una vera azione amministrativa, loro sono i maggiori azionisti di questa azienda comunale in crescente bancarotta, sono quelli del dieciesessanta per mille, che pagano mille euro di IMU per stare a casa loro magari solo dieci giorni l’anno, clienti privilegiati che non hanno alcun bisogno se non quello di vedere i propri denari ben impiegati e non hanno nemmeno voce, perché qui non possono votare. Questi signori non hanno interlocutori credibili perche non parlano lo stesso linguaggio dei nostri amministratori, non riescono a comprendere né a farsi capire da chi parla solo in termini di interessi personali diretti. Come si fa a cambiare veramente se le conventicole che si stanno creando in questi giorni in vista dell’appuntamento elettorale per le prossime amministrative sono piene sempre delle stesse persone, se chi non ha interessi personali non prova a mettersi in gioco in prima persona per far vivere a questa Città la sua stagione nuova?

Per ogni goccia che cadrà un nuovo fiore nascerà (e su quel fiore una farfalla volerà)

Dopo aver tagliato i contributi, ridotto le borse lavoro, quasi azzerato il telesoccorso per gli anziani l’assessore Degli Esposti lancia la sua campagna d’autunno promettendo che presto anche la mia Città avrà un suo regolamento per l’abbattimento delle barriere architettoniche. Premesso ch queste barriere devono essere abbattute per legge e che forse l’assessore è abituato a circolare per altre strade, visto che tutti i marciapiedi rifatti da quando lui è assiso hanno la caratteristica di essere molto stretti, alti e con i pali delle luce esattamente al centro del camminamento pedonale, Degli Esposti ci ha lanciato un messaggio subliminale che forse in pochi hanno colto. Il messaggio è, più o meno, che lui intende candidarsi di nuovo e annuncia il suo programma per il prossimo quinquennio. Ora , dopo che per cinque anni ha depauperato le risorse del suo assessorato, dopo che non ha fatto nulla perche i lavori pubblici creassero barriere architettoniche dove prima le barriere non c’erano adesso ci viene a raccontare ed a promettere che non nei cinque anni passati ma solo nei prossimi riuscirà a fare qualcosa di veramente buono. E’ la sindrome da “fase due” quella che fa arrivare i nostri politici o presunti tali con il fiatone sul collo ai mesi precedenti le elezioni, che li fa girare per la prima volta e li rende consapevoli di non aver combinato una maledetta mazza. Che credibilità ha oggi Degli Esposti?La stessa di tutti gli assessori della giunta Bacheca, praticamente nessuna. Tutti e sette i fortunati uomini monocromaticamente grigi non sono riusciti ad esprimere nulla in questi sessanta mesi. La colpa secondo loro è ( in ordine) della passata amministrazione, degli organismi sovra comunali, della crisi mondiale. Per fortuna non se la prendono con Bin Laden m quello che ripetono o ripeteranno è un disco rotto. Che strane alchimie governano questa città e la sua politica probabilmente riusciremo a scoprirlo soltanto tra qualche tempo. La giunta bacheca ha un record tutto particolare e tutto suo. A memoria non ricordo una giunta altrettanto immobile anche nel valzer delle poltrone. Senza passare per gli eccessi civitavecchiesi dove un Moscherini in cerca di identità ha rivoluzionato la sua giunta in media una volta l’anno, qui a Santa Marinella per la prima volta in tanti mandati sette persone, se si fa eccezione per l’assessore Romitelli (che aveva il suo milione di ragioni) hanno tenuto strettamente la stessa formazione, dall’inizio alla fine. I condizionamenti che queste persone hanno impartito al sindaco nel prossimo mandato non troveranno più ragione di esistere poiché il nuovo sistema elettorale darà spazio all’incompatibilità tra la carica di assessore ed il mandato elettivo e quindi il sindaco, il nuovo sindaco, potrà gestire meglio il suo staff, senza temere in ogni momento di essere silurato. L’assessore Degli Esposti non è stato chiaro con i suoi concittadini come avrebbe dovuto e come tutti si aspettavano. Perché viene oggi, a pochi mesi dalla data delle elezioni, a raccontarci non di cosa ha fatto ma di cosa vuole fare nel futuro? Perche non ci racconta come mai in questi cinque anni non è riuscito a togliersi lo sfizio di preparare e far approvare questo regolamento, oggi divenuto importantissimo? Credo che nessuno potrà darci mai questa risposta, non lo dico per scaramanzia ma con una consumata certezza.

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E tutto il mondo è paese (e siamo milioni)

Racconto sempre una storiella, forse anche banale, quando mi chiedono di parlare della situazione politica di Santa Marinella. Immagino di essere stato ibernato durante un consiglio comunale dei primi anni 80 e di essere stato scongelato nello stesso posto proprio adesso. Trent’anni di vita e di storia sarebbero passati in un baleno, magari sarei ancora magro e capellone e la stessa sarebbe ancora la composizione del consiglio comunale, stessi i nomi e forse diverse le facce e le posizioni. Al posto del padre o dello zio di qualcuno c’è il figlio, qualcun altro che una volta stava da una parte ora è dall’altra ma ci sono sempre le stesse persone. E in trent’anni queste persone cosa hanno fatto? Apparentemente nulla. Per qualcuno questi trent’anni sono stati veramente fortunati ma apparentemente, per il resto della cittadinanza non è stato fatto nulla. Questo nulla è un nulla profondo che vorrei spiegare con un altro paragone. Lo sport nazionale dell’Afghanistan si chiama buzkashi. Nei centri urbani più “modernizzati” è diventato una cosa simile al nostro polo mentre nelle regioni più rurali è rimasto quello di sempre, dove un numero imprecisato di uomini a cavallo si contende in un violentissimo gioco tutti contro tutti la carcassa di una capra con lo scopo di prenderla e tirarla fino dietro la propria linea di fondocampo. In quello sport, insisto, non ci sono regole e lo Stato ne ha vietato lo svolgimento in questa maniera. Con un collega stamattina stavamo ricordando di averlo visto giocare e parlandone mi sono venuti in mente i paragoni con la politica della mia città. Tutti contro tutti, senza regole e chi si prende la capra se la spupazza a suo piacimento, senza condividerla con nessuno. Certo che in una città governata dal partito che in soli 24 mesi è passato dal panino con la porchetta del povero Milioni alle ostriche del falso magro Fiorito la capra non potrà mai essere condivisa con nessuno e non si tratta di cadute di stile quanto piuttosto di una diffusissima “way of life” che costringe in posizioni determinate i giocatori ad attendere immobili il loro giro, come se invece dell’arte politica si stessero tirando i dadi per giocare a Monopoli. Il trucco è uno solo, quello di attendere buoni buoni il proprio turno e quando si ha l’occhio di bue puntato addosso fare piazza pulita. Quest’atteggiamento mentale spiega anche il motivo perché l’opposizione qui a Santa Marinella si è sempre fatta con uno stile, una riservatezza, un’eleganza anglosassone da far impallidire anche un nobiluomo di Oxford. Eppure di scortesie se ne sono fatte sempre reciprocamente tante ma da un’analisi dei comportamenti nel tempo esistono e si rilevano sempre le stesse ridondanze. Questa maggioranza, quando era opposizione, lamentava i ritardi, per fare un esempio, nella discussione in aula delle interrogazioni e la mancata presentazione dei documenti allegati alle delibere consiliari nei tempi canonici. Uno pensa che quando quella minoranza sia diventata maggioranza almeno sulle cose che poco tempo fa contestava possa esprimersi con pochissimo sforzo e eliminare i problemi alla radice. Invece no, come non potevano vedere le carte quando il mazzo lo tenevano gli altri così adesso che il mazzo lo tengono loro le carte non le fanno vedere a nessuno. E di quei nessuno, proprio nessuno protesta più di tanto perche si sta preparando alla possibilità di diventare a sua volta tra sette mesi consigliere di maggioranza e in cuor suo sa già che quelle carte da allora non le vedrà nessun altro che lui. Chi ha agguantato la capra se la tiene stretta. Poi succede che arriva il momento di farsi quattro risate, e quel momento sta arrivando, ed io che mi divertivo, mettendoci a mio modo tanta passione, a far fare un po’ più di opposizione ai golosi che oggi siedono in maggioranza, che ero quello che le interrogazioni se le andava a documentare e gliele scriveva materialmente, ne abbia in archivio una miniera intera. E succede che mi sia fato quattro risate a leggere come sui problemi che emergevano solo cinque anni fa questi, fortunosamente diventati chi sindaco, chi assessore, chi consigliere comunale, ci abbiano messo una pietra sopra, fottendosene completamente della gente che li cercava per lamentarsi delle cose che non andavano e continuando, una volta che l’hanno afferrata, a tenersi bella stretta stretta la loro carcassa di capra. Agguantare quell’animale in mezzo ad altri uomini urlanti deve essere un’emozione strepitosa ma nulla sarà uguale alle risate che vi farò fare nei prossimi mesi quando comincerò a centellinare gli atti firmati da questi meravigliosi pelandroni con allegate le geremiadi dei loro concittadini su problemi saltati a piè pari dal Faraone, a volte nemmeno mai portati in Consiglio Comunale. E se se ne fregava il Faraone chi sono loro per cominciare a metterci le mani? D’altronde a chi scrive una frase come questa nel proprio programma “rispondendo alla caratteristica di comunità multiculturale si avverte l’esigenza di istituire un apposito ufficio con personale adeguato per assistere e per agevolare l’inserimento dei residenti stranieri” cosa si può rispondere se non “mangiati pure ‘sta capra”?

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Si ai fichi (ed abbasso i bignè)

Il problema più urgente, il problema contingente per chi ha preteso di guidare questa Città negli ultimi cinque anni è quello di dare un senso non tanto al poco che si è fatto ma soprattutto al tantissimo che non si è fatto o che non si è voluto fare, il riassunto di una inaspettata navigazione a vista, un campare alla giornata che ha stravolto i programmi anche del più fannullone tra gli assessori comunali facendo oltretutto tramontare anche il miraggio del “Lollo forever”, la panacea che dal suo trono, con la sola imposizione delle mani, aveva taumaturgicamente ogni potere racchiuso in se, faceva, disfaceva e soprattutto finanziava. E’ facile fare in poche righe l’analisi di un quinquennio piatto e grigio, di un atteggiamento che ha irrigidito anche i pochissimi fuocherelli di buone intenzioni che via via sono apparsi per estinguersi da soli. Non c’è stato lo sviluppo che tutti cercavano, non c’è stata la semina di una speranza di cui tutti abbiamo bisogno, la speranza di un domani diverso e migliore, disegnato con un atteggiamento personale costruttivo e realistico. Al suo posto un provincialismo tendente al galleggiamento, improduttivo e vincolato agli umori del pupone di turno. Se a questo punto non si è capito di cosa si stia parlando, se si cerca un esempio di quello che si è appena letto è facile rivolgere lo sguardo al Castello di Santa Severa. All’insediamento di questa meravigliosa e giovane amministrazione si sapeva che il maniero sarebbe stato oggetto di attenzione dell’amministrazione regionale, legittima proprietaria e, insieme con l’amministrazione provinciale, finanziatrice dei lavori di restauro e messa in sicurezza. Nessuno, per non perdere l’abitudine, si è preoccupato del destino del maniero, tutti sotto il fico a bocca aperta, nella speranza che il dolce frutto gli cadesse tra le fauci spalancate. Così non è stato e la mano che ha fatto sparire il dolce nettare non è rapace ma la mano del suo legittimo proprietario. A cosa vale adesso urlare e stracciarsi le vesti? Della sorte dei dipendenti del Castello non si è mai preoccupato nessuno, figuriamoci adesso che il trasloco incombe. Il giovane direttore del museo civico è quello che sta meglio di tutti: con la massa di persone che ha tentato in questi cinque anni di fargli le scarpe dovrebbe avere un armadio pieno di calzature nuove nuove e in caso di necessità con il loro commercio potrebbe campare di rendita. L’ammuina appena fatta sotto le antiche mura non ha sortito alcun effetto; la commissione consiliare appena costituita non si è mai riunita ed io questo l’avevo previsto con un certo anticipo ed una costante eleganza mentale. Ormai la disillusione e la protesta sono i sentimenti che prevalgono in maniera diffusa in tutta la cittadinanza con la meta fissata per la metà di marzo, quando dagli armadi si tireranno fuori le urne. Il cambio di rotta che tutti cerchiamo sarà forse più facile di ogni cosa prevista e immaginata. L’inversione di rotta da attuare in maniera drastica prescinderà da un’investitura politica; le ultime vicende di cronaca ci disegnano i partiti tradizionali dilaniati da una lotta condotta a colpi di bonifico mentre il nuovo, più vecchio che mai, subisce una corrosione lenta ed evidente direttamente dalle proprie viscere. In molti mi chiedono quale possa essere la soluzione e per strada, incontrando i miei amici ed i miei concittadini non posso che ripetere sempre la stessa filastrocca. La prossima sfida non sarà quella di mandare a casa i vecchietti, non sarà quella di estinguere i dinosauri ma richiederà semplicemente un salto di qualità, ottenendo consensi in maniera trasversale, rompendo gli steccati e cercando di modernizzare non solo l’amministrazione ma anche il rapporto dei cittadini con il potere amministrativo. Un viaggio che può portare lontano ma che deve cominciare adesso, subito, nel cuore delle persone di buona volontà.

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Che sensazione di leggera follia (sta colorando l’anima mia)

Bisogna leggere bene le notizie, bisogna analizzarle a fondo, a mente fresca, per capire quale sia la logica che sta dietro certi messaggi. Personalmente non riesco a comprendere la ragione dello stupore del PdL civitavecchiese che fa tanto baccano per la partecipazione sul palco della Festa dell’Unità cittadina di Patrizio De Felici, segretario del PD cittadino, in quanto lo stesso è anche dirigente comunale chiamato a tale incarico direttamente dal sindaco Tidei. Commissario del PdL di Civitavecchia è Roberto Bacheca, lo stesso Bacheca che ha contribuito ad eleggere come presidente del collegio dei revisori dei conti del Comune Angelo Cucchiari che è commissario cittadino del PdL di Santa Marinella, lo stesso partito che governa la città attraverso tredici consiglieri comunali eletti nella sua lista. Se uno vuol essere veramente preciso piccole sfumature di differenza ci sono tra le due posizioni. Il dirigente civitavecchiese era segretario del partito prima di essere chiamato alla dirigenza comunale mentre il presidente dei revisori dei conti comunali di Santa Marinella è stato prima eletto dal consiglio comunale e poi nominato dal partito. Il problema però presenta molti lati comuni non dal punto di vista giuridico; se si fossero rinvenute incompatibilità funzionali sicuramente qualche testa d’uovo avrebbe azionato i meccanismi legali di tutela. Il problema è di opportunità, il problema è politico. Li la similitudine, sempre da noi denunciata, tra il metodo Tidei ed il metodo Bacheca sale agli occhi di tutti. Entrambi agiscono nella stessa maniera. entrambi nominano le persone meno opportune nei posti che a loro interessano di più. Soltanto il PdL però grida allo scandalo, come se l’anomalia fosse soltanto una cosa dei territori oltre il Marangone. Opportunità, si tratta invece di una questione di mera opportunità politica. Nessuno infatti ha mai detto che la nomina di Cucchiari possa aver ingenerato cattive pratiche e proprio per questa ragione la nomina di De Felici fino a prova contraria non può far pensare in maniera differente. E allora dov’è il guasto in questo comportamento rissoso? Proprio nel fatto che il PdL locale non ha mani discettato né di politica né di opportunità risultando essere, sia sopra che sotto il Marangone, sempre il partito di uno, uno solo, che si gestisce da solo le proprie cose contro il resto del mondo. Se ricordate già avanzammo un’analisi dettagliata sul fenomeno del berluschinismo nostrano evidenziando come ad esempio nei comunicati emanati dal partito non si specificasse un nome, venissero emessi per conto di una sostanza ectoplasmatica che mai si sarebbe materializzata. La materializzazione del PdL non si è realizzata nemmeno quando è stata aperta la sede locale che con la sua porta costantemente chiusa e sbarrata rappresenta l’anima vera del partito santamarinellese, una stanza vuota e chiusa al mondo e ad ogni possibilità di cambiamento. E quando nel corso di questo splendido quinquennio bachechista si è voluto dare un senso al tentativo di fare politica locale si è scelto un contenitore, il Popolo del Litorale, che come un qualsiasi “pacco napoletano” del partito aveva solo l’acronimo, le iniziali, quasi che i berluschini locali temessero, si vergognassero di confondersi con la realtà che invece da Roma si stava espandendo in tutta la nazione. Il problema è di responsabilità e di prospettive. Il partito, nell’accezione tanto cara ai nostri e nostrani governanti, è un vestito ed ha la funzione di traghettare i propri interessi orientandoli ora verso una bandiera ed ora verso l’altra. Non esiste invece un contenitore che possa fare da pentolone nel quale far bollire gli entusiasmi troppo accesi e riscaldare quei cuori inariditi dal troppo tempo passato ad attendere che qualcosa cambiasse. Sarebbe bello avere anche a Santa Marinella un luogo nel quale confrontarsi che non sia una pagina di Facebook, dove parlare senza nascondersi dietro ad un fake, dove tentare di scambiare ragionamenti e cambiare passo dopo passo le cose. Chi chiude le porte, chi lascia vuote le stanze ha altro da fare che occuparsi degli interessi della gente e non vuole che nessuno lo faccia al posto suo. E’ tempo di elezioni e voglio dare una raccomandazione a chi si sente lo spirito più caldo e scaltro degli altri. E’ facile mettere su una lista e candidarsi, la cosa più difficile, e la storia di questa Città ne è testimone, è trasformare questa lista in un movimento quando le urne saranno chiuse. Perché se riuscirete ad instillare anche solo in cinquanta cittadini un senso civico, accompagnato alla consapevolezza di essere i veri padroni del proprio destino ed alla determinazione di non voler delegare a nessuno le scelte importanti riguardo la propria vita e la sorte del territorio che si è scelto di abitare, allora e solo allora indipendentemente dal risultato elettorale potrete dire di avere vinto qualcosa di veramente importante.

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Non ti chiedo sai (quanto resterai)

Contrapporre i bagordi tentati e finanziati quest’estate con alcune situazioni che stanno diventando drammatiche nella Città di Santa Marinella può aiutarci a costruire una scala di valori e “farci pesare” con chi abbiamo a che fare. Cosa c’è secondo voi dietro la nebbia alzata dai fuochi d’artificio? C’è la situazione dei lavoratori della Società multi servizi comunale, su un binario morto, su un vicolo cieco e con nessuno che da indicazioni precise. In fondo non c’è un piano industriale anzi non c’è mai stato e programmare un futuro per tutti quei lavoratori e per le loro famiglie è un’impresa veramente ardua. A proposito di memoria trovo che la storia della multi servizi possa essere paragonata al nuoto di una balena che ogni tanto affiora a pelo d’acqua ma che è sempre nel buio dell’acqua profonda, sottratta agli sguardi di tutti. La multiservizi non è la stessa realtà sociale di questo territorio comunale ad avere una storia travagliata, a finire sulle pagine di giornale ogni tanto ma che è parcheggiata con tutti i suoi dipendenti e le loro famiglie su un binario morto. Uno sguardo ed il pensiero ci corrono anche ai lavoratori della struttura assistenziale ex Anni Verdi che sta a Santa Severa. Stessi problemi, stesso copione, stesso comportamento camaleontico degli amministratori di Santa Marinella, pronti ad accorrere con un fazzoletto ad asciugare le lacrime dei lavoratori, pronti a portarsi la mano sul cuore alla notizia del decesso di un paziente ma indifferenti allo stato delle cose. Non esiste un soggetto politico in città che abbia pensato di disegnare e proporre una soluzione per sbloccare una contingenza che sta estenuando decine di persone, privando di un futuro una realtà importante del territorio, una struttura che era destinata a diventare polo di eccellenza nell’assistenza sociosanitaria di alta specializzazione e che invece è anch’essa parcheggiata su un binario morto. Cosa abbiamo pescato nel mazzo, dopo essere tornati alle urne nel 2008, dopo aver accumulato tanta rabbia ed altrettanta voglia di cambiamento? A me pare di aver visto mettere in scena l’ultima stravaganza partorita dalla mente monocromatica di questa giovane amministrazione che per il gusto dell’originalità invece di un governo tecnico ha preferito che Santa Marinella potesse vantarsi di aver battezzato il primo governo ferroviario. Noi potremmo farci anche due risate sopra ma i lavoratori di queste due aziende e potenziali eccellenze tutte cittadine non se lo meritano proprio. Avranno capito, però, che il loro destino è anche nelle loro mani?

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Quando avrai le mani stanche tutto lascerai (piangeranno per gli errori tuoi)

Si torna a parlare di Enel e di come la centrale di Civitavecchia, riconvertita a carbone, possa essere gestita male da un’azienda che ha a cuore più la produzione, sua, che la salute, nostra. Il Faraone torna alla carica sbattendo sul naso di Enel ben trentasette “criticità”, sforamenti piccoli e grandi dei parametri di sicurezza ambientale che secondo i suoi esperti sarebbero stati superati in misura piccola o grande per interessi di produzione. Non sono cose da poco; non sono un esperto di ingegneria ambientale né uno scienziato ma amo ragionare e far girare a mille l’ultima dozzina di neuroni che mi è rimasta nel cranio. Quando il ministero dell’Ambiente ha vietato ad Enel di attivare il quarto gruppo alla centrale per ragioni di inquinamento dell’aria l’Enel avrebbe risposto aumentando del venticinque per cento i consumi della centrale, mantenendo inalterati i suoi parametri di produttività e facendo schizzare quelli di tossicità dell’aria, proprio come previsto dagli esperti del ministero. Nessuno però finora ha detto nulla. Appena il Faraone ha parlato di revisione della convenzione i sindaci del comprensorio sono schizzati in avanti, secondo lo stesso Faraone allo scopo di acquisire diritti al nuovo tavolo delle trattative. Il denaro sul tavolo è quello delle compensazioni ambientali, i trenta denari con i quali il colosso energetico acquista il diritto di lavorar senza che nessuno lo possa disturbare con richieste di risarcimenti per malattie o inquinamento. Il succo è questo, che con trenta denari si è svenduta potenzialmente la nostra salute e con la stessa manciata di monete si è costituito un osservatorio ambientale che probabilmente non è ancora riuscito ad osservare nulla. Nel mio lavoro di giornalista, curioso e rompicoglioni, ho chiesto a tutti gli interlocutori che interrogavo sulla questione delle “criticità” della centrale se ritenessero che il tavolo dell’Osservatorio avesse avuto competenza sulla faccenda e tutti mi hanno detto che è un necessario interlocutore nelle vicende ambientali dell’impianto e del comprensorio. Allora la seconda domanda è stata per tutti se ritenevano che ben prima del Faraone l’Osservatorio stesso dovesse lanciare l’allarme sulla questione dello sforamento e tutti mi hanno risposto di si, facendo però spallucce quando chiedevo come mai dall’Osservatorio non fosse mai trapelato nulla. Eppure il sentimento che domina il lato santamarinellese del territorio ombreggiato dalla nuvola di emissioni di TVN è quello dell’indifferenza. Siamo abituati a partecipare ad un tavolo attraverso un nostro rappresentante, retribuito, ed a rimanere all’oscuro delle vicende che ci riguardano da vicino. In questo senso il silenzio del nostro rappresentante, nominato dal sindaco, al tavolo ambientale non può essere diverso da quello del rappresentante di Santa Marinella, anche lui retribuito e nominato dal sindaco, nel board del Consorzio Medio Tirreno recentemente assurto alla gloria dei giornali per il credito milionario che vanta nei confronti dei cittadini della Perla senza che negli anni in cui tale debito si accumulava e veniva reclamato noi potessimo saperne nulla. La beata ignoranza, alimentata a canti, balli e sfilate di moda, è l’anestetico nella quale chi governa questa città pretende di inzuppare i cervelli dei cittadini. Lasciare la Città ed i cittadini in un cono di perfetta ignoranza è il modo con il quale chi governa questa Città è convinto di poter continuare ingiustificatamente ad operare scelte scellerate che non incontrano mai l’interesse comune. Alla mente, tanto per fare un esempio completamente in tema, viene subito il problema dell’utilizzo dei fondi compensativi che l’Enel ha regalato ai santamarinellesi. Se vi ricordate qualcuno chiese di utilizzare questi fondi per abbattere il costo della bolletta energetica agli abitanti del comprensorio. I sindaci invece, allora misteriosamente tutti concordi, chiesero di ricevere il prezzo della nostra salute cash, direttamente brevi manu. Con il Comune di Santa Marinella sono state pattuite tre “comode rate” per un totale di sette milioni e mezzo. Grandi applausi, strette di mano e stappi di champagne ma nessuno (torna il cono oscuro del silenzio) ci ha mai detto questi denari dove siano finiti. Mi annoia il rito pagano del consiglio comunale, mi dispiace vedere quei signori tutti impettiti con la mano sul cuore ascoltare le prime battute dell’inno nazionale; della Patria ho un altro concetto ma frequento la sala consiliare perché da tempo mi aspetto che il primo cittadino, nelle sue comunicazioni, ci dica che ha affisso all’albo pretorio l’elenco nel quale dimostra l’utilizzo dei fondi compensativi Enel. Altri comuni hanno fatto già l’inaugurazione delle opere pubbliche realizzate con quei denari anche se la cosa è abbastanza squallidina: il “poro nonno è morto cor malaccio” ma i nipotini andranno nella nuova scuola oppure nel parco pubblico realizzato per abbattere le emissioni di anidride carbonica della centrale. Questo rischio da noi non lo correremo, nessuno ci verrà mai a far vedere cosa è stato fatto con quei soldi perché nulla è stato realizzato, nessuno potrà dirci che abbiamo barattato i nostri polmoni per una nuova strada perché non è così, perché nella giunta coesa e armoniosa dei migliori amministratori che Santa Marinella abbia avuto in cinquant’anni nessuno saprà dirci dov’è finito il prezzo della nostra salute. O meglio qualcuno lo sa sicuramente ma si vergogna a farcelo sapere.

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E’ giunta ormai l’aurora (si spengono i fanali)

Questi siamo noi, zozzoni, maleducati, incivili e non riusciremo mai a capire che chi ci rappresenta deve fare delle scelte a volte drastiche, costose ed inattuali solo per il nostro bene, un bene che noi ancora non vediamo soltanto perché non ne comprendiamo l’esistenza in quanto oltre a ricoprire le qualità di cui sopra siamo anche incolti fino all’osso. Se 5000 euro sono pochi o tanti non spetta a noi deciderlo. In caso contrario non ci saremmo mai lamentati per la puzza che ci ha avvolto e per i cumuli di munnezza che hanno reso questa città un posto talmente caratteristico da far risultare quel famigerato servizio del TG1 del 27 aprile 2008, in cui Santa Marinella veniva definita come uno dei posti più inquinati del Mediterraneo, quasi profetico. Avevate dimenticato quel servizio, vero? Eppure fece tanto parlare anche per le reazioni scomposte di tutta l’amministrazione comunale. La memoria deve sorreggere ogni nostra azione, il blog esiste anche per quello, scorrete l’indice che si trova sulla barra laterale e tornate indietro con la mente. Quello che è già successo e non ci piace non deve succedere più, a poco valgano i fuochi d’artificio e le feste in piazza, i tagli di nastro e le feste danzanti. E proprio la memoria ci aiuta a capire la genesi del problema rifiuti quando ci riporta indietro all’aprile 2009. Il sindaco Bacheca ed un tecnico comunale, invitati dal sindaco di Civitavecchia, volano qualche giorno in Israele a Tel Aviv a visitare l’impianto di Arrow Bio. Questa spedizione scientifica è costata alle casse comunali 5000 euro che sono serviti a finanziare biglietti aerei e soggiorni in albergo. Come fare a dire di no a Gianni Moscherini e a tutta la banda della Arrow? Però sono stati bravi ed oltre a non portare a casa una mazza hanno tenuto la bocca cucita. Chi tra di noi avrebbe partecipato ad un viaggio in Medio Oriente in una splendida stagione dove non fa ne caldo ne freddo e poi zitto, muto, non sarebbe stato in grado di farsi uscire una parola? Perche in effetti non abbiamo saputo mai nulla né del viaggio né del risultato di questa ricognizione proprio probabilmente per merito della famosa riservatezza del primo cittadino e di tutta la sua congrega. D’altronde cosa avrebbe dovuto fare, raccontare magari al sindaco di Tolfa o a quello di Cerveteri “io sono stato in Israele e tu noooo!!!”. Comunque Arrow Bio non è approdato a Santa Marinella, quei 5000 euro non sono serviti a nulla mentre potevano diventare 16 mesi di integrazione di affitto per qualche famiglia in disagio e tutti siamo passati dal Porta a Porta di Bruno Vespa a quello di Marco Maggi. “Forse non tutti sanno che…” era il titolo di una divertente rubrica della Settimana Enigmistica, forse proprio l’Orsetto non sa che per studiare un sistema efficace di riduzione e trattamento dei rifiuti urbani era sufficiente immettersi sulla Braccianese Claudia, arrivare ad Oriolo, bussare al palazzo municipale e farsi spiegare come loro, molto prima di noi, avevano affrontato il problema rifiuti. Certo, vuoi mettere il clima esotico e quel mare, l’odore di Oriente….Sono solo 5000 euro per non risolvere nulla, quelli che non capiscono, gli ignoranti di cui parlavo all’inizio, siamo noi, gli altri sono sopra, i risultati non contano, il tanfo sale e senza una buona memoria salirà ancora.

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Tu sei tu (più qualcosa che ti arriva da lassù)

E’ un articolo del Messaggero di oggi che mi da lo spunto per quella che ormai è diventata una consueta riflessione, quasi quotidiana e serale, sull’andamento e sulle prospettive della mia Città. L’articolo parla di emergenza abitativa ma non si riferisce alle giovani coppie che in testa alla stessa pagina cercano quattro locali a Civitavecchia a 1000 euro al mese. Parla ed evidenzia come anche in questa Perla, a vocazione turistica, una cittadina che qualche tempo fa si sarebbe definita “ridente” c’è poco, molto poco da ridere a causa del forte disagio sociale che alcune persone e addirittura alcuni nuclei familiari vivono costantemente e forse senza alcuna prospettiva. Credo fermamente nel fatto che il salto di qualità che auspico e sostengo, da realizzare a partire dalla prossima amministrazione comunale, possa essere tale da favorire l’inclusione sociale allo scopo di ridurre sempre di più questi fenomeni drammatici. Non viviamo in una megalopoli, alcuni di noi per caso essendo nati a Santa Marinella ma altri, come me, per scelta e pur se chiamiamo Città la Perla del Tirreno pensiamo e speriamo che della Città questa abbia e conservi solo i lati positivi. Le relazioni umane, il senso di comunità, la possibilità di allungare una mano verso chi ha bisogno sono i tratti distintivi del nuovo pensare e vivere a Santa Marinella. E’ desolante camminare soprattutto d’estate per via della Libertà, per piazza Civitavecchia, intorno alla zona della Caccia a Riserva e scoprire che sono un dormitorio a cielo aperto e nessuno fa nulla non tanto per cacciare i “barboni” quanto per accogliere in misura adeguata queste persone che per scelta, a volte, o per necessità hanno deciso di vivere in maniera diversa da quella nella quale siamo abituati a vivere noi. Mi ferisce però l’inerzia di quest’amministrazione, un sistema di potere che nulla fa di fronte a questo fenomeno che viene sottovalutato fino a quando non è troppo evidente, che ordina sgomberi quando ci sta per scappare il morto, che ritarda colpevolmente i pagamenti dei sussidi, che spreca risorse che potrebbero essere destinate agli altri, ai diversi, a tutti i nostri fratelli. E i problemi non sono soltanto quelli della casa; c’è un modo di vivere che sta travolgendo affetti e valori, con una crisi economica che amplifica anche i piccoli contrasti fino a farli diventare insostenibili, ricacciando gli ultimi sempre dalla parte degli ultimi. L’amministrazione comunale potrebbe farsi un vanto di ogni piccola cosa fatta in favore di questi ed invece preferisce spostare la polvere sotto il tappeto ed aspettare che il vulcano esploda. Ma non possiamo attenderci molto da chi saluta con gioia l’apertura di ben quattro nuove attività di scommesse e video lottery, come se la Perla fosse una piccola Las Vegas e non dice nulla della progressiva chiusura dei negozi di generi alimentari, tutti finiti nelle mani dello stesso imprenditore, e ancora dell’abbandono di ogni altra iniziativa imprenditoriale. Non esiste alcun tipo di attività di sostegno per chi ha difficoltà relazionali eppure in tante famiglie esistono problemi di dipendenza dalle sostanze, dall’alcool, dal gioco; lì il Comune potrebbe giocare un ruolo importante spingendo Istituzioni serie e coinvolgendo la cittadinanza in azioni di recupero di quelli che sono i nostri figli ed i nostri fratelli e che comunque sono parte di noi. Spendere soldi, tanti soldi in questo settore è realizzare un investimento mai in perdita. Per realizzare però iniziative simili servono caratteri forti, decisi e volitivi, serve avere un disegno preciso, cavalcare anzi un grande sogno e soprattutto credere che piuttosto di sfruttare sia meglio seminare. Il sentimento fondamentale, da trasmettere anche in quella che credo sia l’operazione, il rapporto umano più arido e cioè una campagna elettorale, non è quello della promessa ma quello della speranza. Si è soli quando anche la speranza non c’è più e quando anche la speranza è venuta meno mancano le prospettive e ogni cosa perde la sua dimensione. Chi vorrà mettersi alla guida di questa barca che ha perso la rotta da troppo tempo dovrà tracciarne una in maniera decisa e per condividerla non solo con i suoi compagni di viaggio ma con tutta la cittadinanza dovrà seminare speranza, tanta speranza e mettere al primo posto i più vulnerabili tra tutti i cittadini. La metà sarà quella di rendere questa meravigliosa Città un posto migliore, non un luogo con più case o più strade ma un posto dove si possa vivere meglio.

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